
Registro di viaggio
- ManilaDa qui, voli interni su aerei a elica
- El NidoVanilla Beach e giri in bangka
- CoronReef, isolotti e banchi di pesci
- CebuIl mercato Taboan e il karaoke
- SiquijorLe cascate di Cambugahay
- BoholLe Chocolate Hills al tramonto
Fine ottobre 2025, Filippine. Eravamo in cinque: io, Giulia, Simone Caimi, Francesco Lietti e Martina. Dodici giorni a saltare da un’isola all’altra, con voli interni su piccoli aerei a elica, tricycle, bangka, le barche con i bilancieri, zattere di bambù e, alla fine, un’auto a noleggio.
Palawan
A Palawan siamo stati a El Nido e a Coron, quasi sempre in barca. Lagune, spiagge deserte sotto le falesie di calcare, isolotti coperti di giungla in mezzo al mare. Sott’acqua, banchi di pesci così fitti che ci si nuotava dentro e una stella marina a pois. Dall’alto, con il drone, le bangke ancorate sul reef accanto a lingue di sabbia bianca. La sera a Vanilla Beach, il tramonto e la scritta illuminata. E il momento più assurdo di El Nido: un cane che si allenava sul tapis roulant di una palestra.

Cebu e Siquijor
Cebu l’ho raccontata quasi solo attraverso il mercato Taboan: il macellaio al banco, la pescivendola sotto le lampadine nude, i banchi di pesce essiccato (con una smorfia eloquente da parte di una di noi) e una signora che cantava al karaoke in mezzo ai banchi, con il microfono in mano. Poi Siquijor, con le cascate di Cambugahay e le zattere di bambù sulle pozze verdi, una strada sotto una galleria di alberi, il tramonto su un molo di legno.
Terremoto e tempesta
Poi, nel giro di poche ore, è cambiato tutto. Alle tre di notte un terremoto di magnitudo 5,5 a 13 km da noi, che nelle storie ho commentato con un “Bene.”, e subito dopo l’allerta per la tempesta tropicale Kalmaegi, con il percorso previsto proprio sopra le isole dove eravamo. “Benissimo.”
Paura vera, no. La preoccupazione era un’altra: riuscire a tornare a casa. Dopo il passaggio della tempesta mancava la corrente, perché il diesel arriva via nave e le navi non potevano partire. Siamo rimasti bloccati due giorni sull’isola e i piani sono cambiati. Le foto di quei giorni sono strade bagnate, giungla nella nebbia, tre croci di legno in una radura e la nostra Mitsubishi a noleggio in mezzo al verde.
Bohol
L’ultima tappa è stata Bohol, con le Chocolate Hills al tramonto e, alla fine, i piedi in calzini su una veranda di legno ancora bagnata. Se mi chiedono quale isola ho preferito, non so rispondere: sono tutte belle, ognuna con qualcosa di diverso.

In pratica
- Tra le isole ci si muove con voli interni e barche: lasciatevi qualche giorno di margine, perché il meteo può cambiare tutto.
- Sulle isole più piccole il carburante arriva via nave: se il mare blocca i collegamenti, può mancare anche la corrente.
- A Palawan, per vedere le lagune e fare snorkeling, la bangka è il mezzo giusto.
















