
Registro di viaggio
- AmmanLa Cittadella e una bandiera gigante
- Ma'an
- AqabaBagno nel Mar Rosso, a ottobre
- Wadi RumLa notte nel deserto
- PetraIl Siq e il Tesoro, a mezzogiorno
- Mar MortoSi galleggia, ma la testa resta fuori
- JerashRovine romane, arco e cardo
- RamthaLungo il confine con la Siria
- AmmanUltimo giorno, poi si riparte
Il mio modo di viaggiare è semplice: prenoto il volo, l’auto se serve e la prima notte, il resto si vede. In Giordania ne ho scoperto il limite appena atterrato. Ottobre 2021, io e Francesco Lietti arriviamo ad Amman di notte, e al controllo passaporti mi chiedono dove dormirò. Non me lo ricordavo. Nelle storie ho scritto che lì non prendono molto in simpatia chi non sa dove andrà a dormire; vero, ma le storie esagerano un po’ tutto.
Sette giorni, un SUV e 1.650 km: prima giù fino ad Aqaba, poi su fino al confine siriano.
Amman e la strada verso sud
Amman è enorme, e la sua bandiera ancora di più. Il primo giorno: scalinate, il panorama sulla città, la Cittadella con le colonne del Tempio di Ercole, un pranzo con mansaf, kebab, falafel e pane azzimo, e la sera un narghilè. Poi la strada verso sud. Ma’an compare negli avvisi di viaggio come area di particolare cautela; io ho fotografato la scritta con il cuore sulla rotonda della città e siamo andati avanti.
Ad Aqaba ho fatto il bagno nel Mar Rosso a ottobre, con tanto di coralli e una barca affondata da vedere. Dall’alto della città si guardano insieme Egitto, Israele e Arabia Saudita: quattro stati in una foto. Nel deserto, lungo la strada, siamo capitati in mezzo a una rievocazione storica, con cavalieri, cammelli e trincee di sacchi di sabbia, raccontata nelle storie in tre tempi: prima, dopo, catturati. La sera, una cena con un tavolo pieno di spiedini a 10 euro a testa.

Wadi Rum, meglio di Petra
Il Wadi Rum è il posto che mi è piaciuto di più. Sabbia rossa, pareti di arenaria, dromedari, un vecchio fuoristrada color sabbia e la notte nel deserto, sotto un cielo pieno di stelle. Siamo rientrati il sabato, impolverati, e lo stesso giorno siamo entrati a Petra.
Lo dico sapendo che è impopolare: Petra mi è sembrata un po’ noiosa. Il Siq è bello, il Tesoro anche, ma ci siamo arrivati a mezzogiorno, con la luce peggiore, e la famosa foto dall’alto richiedeva troppe energie.
Mar Morto e il nord
Al Mar Morto si galleggia davvero. C’è una regola sola: non mettete la testa sott’acqua. Lo dico per esperienza, è bruttissimo.
Poi Jerash, con la piazza ovale, il colonnato e gli archi romani, e il nord, che è stato il capitolo dei confini. La strada verso la frontiera siriana a Ramtha, le piste secondarie bloccate, le torri di controllo, un belvedere da cui secondo Google Maps si vedeva una zona demilitarizzata, il filo spinato con il cartello di zona militare. Non ci siamo andati apposta: ci passavamo vicino. Nelle storie ho scritto “siamo ancora vivi”, e poi “…per ora”, che rende bene il tono.

L’ultima mattina un caffè ad Amman. Il riepilogo finale diceva 1.650 km, 7 giorni e 7 confini “toccati”, con una certa generosità nel conteggio. Lo stesso giorno si ripartiva per Cipro.
In pratica
- Se dovete scegliere dove passare più tempo, scegliete il Wadi Rum, e dormiteci.
- A Petra non andate a mezzogiorno: fare le foto a quell’ora è una pessima idea.
- Al Mar Morto non mettete la testa sott’acqua.
- Tenete a portata di mano l’indirizzo del primo albergo: al controllo passaporti ve lo chiedono.

















