Andrea Ruggiero

Alias Pupax
Lecco

Viaggi

Islanda

Percorso e tappe del viaggio © OpenStreetMap contributors

Registro di viaggio

  1. ReykjadalurBagno nel fiume termale
  2. KeriðIl cratere con il lago azzurro
  3. GeysirStrokkur che erutta ogni pochi minuti
  4. SeljalandsfossAlle 23:38, con il sole di mezzanotte
  5. Relitto del DC-3Sulla piana di sabbia nera di Sólheimasandur
  6. SvartifossLa cascata tra le colonne di basalto
  7. FjallsjökullLa laguna piena di iceberg
  8. Diamond BeachBlocchi di ghiaccio sulla sabbia nera
  9. FáskrúðsfjörðurColazione con vista sul fiordo
  10. DettifossL'arcobaleno nel canyon
  11. MývatnFumarole e placche tettoniche
  12. KirkjufellLa montagna a punta e le sue cascatelle

Se mi chiedono qual è il viaggio più bello che ho fatto, rispondo Islanda senza pensarci. Luglio 2020, il primo viaggio dopo il lockdown: io e Francesco Lietti, otto giorni e un Renault Kangoo bianco a noleggio, decorato con montagne e alberi. Prenotati solo il volo, l’auto e la prima notte, come faccio sempre; il resto lo decidevamo la sera guardando la mappa.

Siamo partiti da una Malpensa semivuota con tre ore e mezza di ritardo. All’arrivo c’era il tampone obbligatorio (nelle storie l’avevo chiamato “naso-violenza”, esito negativo) e poi via. In giro non c’era quasi nessuno, e onestamente era ancora più bello così. Il motivo per cui è il mio viaggio preferito, però, è un altro: la natura, che lassù è spettacolare.

La valle verde di Reykjadalur vista dal drone, con il fiume termale che la attraversa
Reykjadalur dall'alto: il fiume là sotto è caldo

Acqua calda e acqua che esplode

Il primo giorno vero è stato un concentrato di geotermia. Pozze di fango che bollono (la tentazione di buttarci due spaghetti c’era), il fiume termale di Reykjadalur dove ci siamo fatti “un bagno a 14°C”, il cratere di Kerið con il lago azzurro sul fondo, Strokkur che a Geysir erutta ogni pochi minuti. Abbiamo chiuso a Seljalandsfoss alle 23:38, con la cascata colorata d’arancio dal sole di mezzanotte. A luglio non fa mai buio davvero, e si finisce per fare cose normali a orari assurdi.

Il cratere di Kerið visto dal drone: pareti di terra rossa e un lago azzurro sul fondo
Lo Strokkur a Geysir nel momento dell'eruzione
Kerið e Strokkur, lo stesso pomeriggio

Il pranzo era quasi sempre su un tavolino pieghevole a bordo strada, tra i campi di lupini viola, con la pasta cucinata sul momento. La cultura italiana, in fondo, è questa: pasta ovunque.

Il sud e i ghiacciai

Poi il relitto del DC-3 sulla piana di sabbia nera, la Ring Road sotto pareti di roccia enormi, una piana di sassi a 130 km dal centro abitato più vicino. Svartifoss con le colonne di basalto, la laguna del Fjallsjökull piena di iceberg, i blocchi di ghiaccio sulla sabbia nera di Diamond Beach. Su una spiaggia ci siamo sdraiati a piedi nudi: oceano davanti, ghiacciaio alle spalle, 11 gradi. All inclusive.

La fusoliera del DC-3 abbandonata sulla sabbia nera di Sólheimasandur
Il DC-3 sulla piana di sabbia nera
La lingua del Fjallsjökull che finisce nella laguna, vista dal drone
Blocchi di ghiaccio sulla sabbia nera di Diamond Beach
Il ghiacciaio e quello che resta dei suoi iceberg

Fiordi, nord e un Kangoo insabbiato

Colazione con vista nel fiordo di Fáskrúðsfjörður, poi Dettifoss con l’arcobaleno dentro il canyon e la zona di Mývatn, con le fumarole e una faglia che taglia la piana di lava: placche tettoniche in movimento, dal vivo.

Il Kangoo era la nostra casa e il nostro orgoglio, e lo abbiamo trattato da fuoristrada. Non lo era. Il primo sterrato era andato benissimo; qualche giorno dopo ho scritto nelle storie che “il Kangoo off-road può avere dei problemi”. Si era insabbiato. Alla fine ne siamo usciti, e da lì in poi lo abbiamo guardato con un po’ più di rispetto.

Il Renault Kangoo bianco decorato con montagne e alberi, parcheggiato nell'Islanda orientale
Casa nostra per otto giorni

L’ultimo tratto è stato verso ovest, fino al Kirkjufell con le sue cascatelle, prima di rientrare. Sull’aereo del ritorno ho fatto il conto: 2.825 km in 8 giorni.

Il monte Kirkjufell con le cascate di Kirkjufellsfoss in primo piano
Kirkjufell, l'ultima tappa prima di rientrare

In pratica

  • A luglio c’è luce quasi tutta la notte: le cascate più famose si possono vedere a mezzanotte, con pochissima gente intorno.
  • Un furgoncino come il Kangoo va benissimo sull’asfalto e sulle piste battute. Sulla sabbia no.
  • Mettete in conto tante ore di guida: il giro completo dell’isola sono stati quasi 3.000 km, ma ogni sosta li ripaga.