
Registro di viaggio
- ReykjadalurBagno nel fiume termale
- KeriðIl cratere con il lago azzurro
- GeysirStrokkur che erutta ogni pochi minuti
- SeljalandsfossAlle 23:38, con il sole di mezzanotte
- Relitto del DC-3Sulla piana di sabbia nera di Sólheimasandur
- SvartifossLa cascata tra le colonne di basalto
- FjallsjökullLa laguna piena di iceberg
- Diamond BeachBlocchi di ghiaccio sulla sabbia nera
- FáskrúðsfjörðurColazione con vista sul fiordo
- DettifossL'arcobaleno nel canyon
- MývatnFumarole e placche tettoniche
- KirkjufellLa montagna a punta e le sue cascatelle
Se mi chiedono qual è il viaggio più bello che ho fatto, rispondo Islanda senza pensarci. Luglio 2020, il primo viaggio dopo il lockdown: io e Francesco Lietti, otto giorni e un Renault Kangoo bianco a noleggio, decorato con montagne e alberi. Prenotati solo il volo, l’auto e la prima notte, come faccio sempre; il resto lo decidevamo la sera guardando la mappa.
Siamo partiti da una Malpensa semivuota con tre ore e mezza di ritardo. All’arrivo c’era il tampone obbligatorio (nelle storie l’avevo chiamato “naso-violenza”, esito negativo) e poi via. In giro non c’era quasi nessuno, e onestamente era ancora più bello così. Il motivo per cui è il mio viaggio preferito, però, è un altro: la natura, che lassù è spettacolare.

Acqua calda e acqua che esplode
Il primo giorno vero è stato un concentrato di geotermia. Pozze di fango che bollono (la tentazione di buttarci due spaghetti c’era), il fiume termale di Reykjadalur dove ci siamo fatti “un bagno a 14°C”, il cratere di Kerið con il lago azzurro sul fondo, Strokkur che a Geysir erutta ogni pochi minuti. Abbiamo chiuso a Seljalandsfoss alle 23:38, con la cascata colorata d’arancio dal sole di mezzanotte. A luglio non fa mai buio davvero, e si finisce per fare cose normali a orari assurdi.
Il pranzo era quasi sempre su un tavolino pieghevole a bordo strada, tra i campi di lupini viola, con la pasta cucinata sul momento. La cultura italiana, in fondo, è questa: pasta ovunque.
Il sud e i ghiacciai
Poi il relitto del DC-3 sulla piana di sabbia nera, la Ring Road sotto pareti di roccia enormi, una piana di sassi a 130 km dal centro abitato più vicino. Svartifoss con le colonne di basalto, la laguna del Fjallsjökull piena di iceberg, i blocchi di ghiaccio sulla sabbia nera di Diamond Beach. Su una spiaggia ci siamo sdraiati a piedi nudi: oceano davanti, ghiacciaio alle spalle, 11 gradi. All inclusive.

Fiordi, nord e un Kangoo insabbiato
Colazione con vista nel fiordo di Fáskrúðsfjörður, poi Dettifoss con l’arcobaleno dentro il canyon e la zona di Mývatn, con le fumarole e una faglia che taglia la piana di lava: placche tettoniche in movimento, dal vivo.
Il Kangoo era la nostra casa e il nostro orgoglio, e lo abbiamo trattato da fuoristrada. Non lo era. Il primo sterrato era andato benissimo; qualche giorno dopo ho scritto nelle storie che “il Kangoo off-road può avere dei problemi”. Si era insabbiato. Alla fine ne siamo usciti, e da lì in poi lo abbiamo guardato con un po’ più di rispetto.

L’ultimo tratto è stato verso ovest, fino al Kirkjufell con le sue cascatelle, prima di rientrare. Sull’aereo del ritorno ho fatto il conto: 2.825 km in 8 giorni.

In pratica
- A luglio c’è luce quasi tutta la notte: le cascate più famose si possono vedere a mezzanotte, con pochissima gente intorno.
- Un furgoncino come il Kangoo va benissimo sull’asfalto e sulle piste battute. Sulla sabbia no.
- Mettete in conto tante ore di guida: il giro completo dell’isola sono stati quasi 3.000 km, ma ogni sosta li ripaga.















