Andrea Ruggiero

Alias Pupax
Lecco

Viaggi

Uzbekistan

Percorso e tappe del viaggio © OpenStreetMap contributors

Registro di viaggio

  1. SamarcandaIl Registan illuminato e maioliche ovunque
  2. Bukhara
  3. KhivaLe mura di notte, scacchi di giorno
  4. MoynaqNavi nella sabbia, poi il lago d'Aral
  5. BukharaDi nuovo, dopo ore di deserto
  6. ShahrisabzAk-Saray e la statua di Tamerlano
  7. SamarcandaDi giorno, questa volta
  8. TashkentLa metro sovietica e l'Hotel Uzbekistan

L’Uzbekistan l’abbiamo girato in macchina, io e Francesco Lietti, tra fine ottobre e inizio novembre 2024. Undici giorni, una Toyota Corolla bianca a noleggio e un riepilogo finale che dice già tutto: 3.052 km, 5 confini, 5 tappe, ∞ cipolle. Le cipolle infinite non sono una metafora: ne abbiamo mangiate davvero tante.

Samarcanda e Bukhara

Samarcanda e Bukhara a parole le racconto male, perché le ho fotografate quasi solo nei dettagli: maioliche turchesi, cupole costolonate, soffitti a muqarnas dorati, il Registan illuminato di notte, il minareto di Bukhara dietro un cortile. È un posto da girare con il naso all’insù.

La cupola costolonata turchese del mausoleo di Gur-e-Amir a Samarcanda
Un portale di maioliche blu nella necropoli di Shah-i-Zinda
Gur-e-Amir e Shah-i-Zinda, col naso all'insù

Khiva e la gente

A Khiva siamo arrivati di notte, con le porte delle mura illuminate.

Un portale e un minareto di Khiva illuminati di notte
Khiva, la sera dell'arrivo
Il giorno dopo ho fotografato soprattutto persone: due anziani che giocavano a scacchi all’aperto, una signora seduta su una panchina davanti alle mura di fango, un ragazzo che intagliava una colonna di legno a colpi di mazzuolo.

Il lago d’Aral

Il motivo per cui ci siamo spinti fino in cima al paese è Moynaq. Una volta era un porto sul lago d’Aral; oggi le navi sono arrugginite nella sabbia, sotto un cielo pieno di stelle, e il lago si è ritirato lontanissimo. Per arrivarci abbiamo preso una guida che parlava solo russo, e ci ha portati attraverso il fondale prosciugato, tra camion Kamaz, pescherecci arenati e mezzi artigianali con ruote enormi, fino alla riva di quello che resta. È stato molto suggestivo.

Un peschereccio arrugginito arenato nella sabbia a Moynaq
Una barca blu arenata tra le sterpaglie a Moynaq
Il cimitero delle navi di Moynaq
La riva del lago d'Aral sotto un cielo grigio
Quello che resta del lago d'Aral

Ore di macchina

Il prezzo di tutto questo sono le ore di guida, infinite, su strade dritte nel deserto. È uno dei pochi momenti, tra tutti i viaggi, in cui mi sono chiesto chi me l’avesse fatto fare. In cambio: un cammello che attraversa l’asfalto al tramonto, una casupola isolata nel nulla, una foto al confine con il Turkmenistan. Poi di nuovo Bukhara, le rovine di Ak-Saray a Shahrisabz con la statua di Tamerlano sotto la pioggia, e Samarcanda di giorno, con i piatti dipinti a mano degli artigiani.

Tashkent

Il finale è stato a Tashkent, sottoterra: le stazioni sovietiche della metropolitana, con lampadari di vetro, colonne a mosaico e il medaglione del cosmonauta Džanibekov alla fermata Kosmonavti. Poi la cupola della moschea Hast Imam e l’Hotel Uzbekistan, brutalista come pochi.

Un treno in corsa in una stazione decorata della metropolitana di Tashkent
La metro di Tashkent

In pratica

  • Le distanze sono enormi: mettete in conto giornate intere in macchina, noi abbiamo fatto oltre 3.000 km.
  • Per arrivare al lago d’Aral abbiamo preso una guida: la nostra parlava solo russo, ma ci ha portati dove dovevamo andare.
  • La metro di Tashkent vale un giro anche se non dovete andare da nessuna parte.