
Registro di viaggio
- SamarcandaIl Registan illuminato e maioliche ovunque
- Bukhara
- KhivaLe mura di notte, scacchi di giorno
- MoynaqNavi nella sabbia, poi il lago d'Aral
- BukharaDi nuovo, dopo ore di deserto
- ShahrisabzAk-Saray e la statua di Tamerlano
- SamarcandaDi giorno, questa volta
- TashkentLa metro sovietica e l'Hotel Uzbekistan
L’Uzbekistan l’abbiamo girato in macchina, io e Francesco Lietti, tra fine ottobre e inizio novembre 2024. Undici giorni, una Toyota Corolla bianca a noleggio e un riepilogo finale che dice già tutto: 3.052 km, 5 confini, 5 tappe, ∞ cipolle. Le cipolle infinite non sono una metafora: ne abbiamo mangiate davvero tante.
Samarcanda e Bukhara
Samarcanda e Bukhara a parole le racconto male, perché le ho fotografate quasi solo nei dettagli: maioliche turchesi, cupole costolonate, soffitti a muqarnas dorati, il Registan illuminato di notte, il minareto di Bukhara dietro un cortile. È un posto da girare con il naso all’insù.
Khiva e la gente
A Khiva siamo arrivati di notte, con le porte delle mura illuminate.

Il lago d’Aral
Il motivo per cui ci siamo spinti fino in cima al paese è Moynaq. Una volta era un porto sul lago d’Aral; oggi le navi sono arrugginite nella sabbia, sotto un cielo pieno di stelle, e il lago si è ritirato lontanissimo. Per arrivarci abbiamo preso una guida che parlava solo russo, e ci ha portati attraverso il fondale prosciugato, tra camion Kamaz, pescherecci arenati e mezzi artigianali con ruote enormi, fino alla riva di quello che resta. È stato molto suggestivo.

Ore di macchina
Il prezzo di tutto questo sono le ore di guida, infinite, su strade dritte nel deserto. È uno dei pochi momenti, tra tutti i viaggi, in cui mi sono chiesto chi me l’avesse fatto fare. In cambio: un cammello che attraversa l’asfalto al tramonto, una casupola isolata nel nulla, una foto al confine con il Turkmenistan. Poi di nuovo Bukhara, le rovine di Ak-Saray a Shahrisabz con la statua di Tamerlano sotto la pioggia, e Samarcanda di giorno, con i piatti dipinti a mano degli artigiani.
Tashkent
Il finale è stato a Tashkent, sottoterra: le stazioni sovietiche della metropolitana, con lampadari di vetro, colonne a mosaico e il medaglione del cosmonauta Džanibekov alla fermata Kosmonavti. Poi la cupola della moschea Hast Imam e l’Hotel Uzbekistan, brutalista come pochi.

In pratica
- Le distanze sono enormi: mettete in conto giornate intere in macchina, noi abbiamo fatto oltre 3.000 km.
- Per arrivare al lago d’Aral abbiamo preso una guida: la nostra parlava solo russo, ma ci ha portati dove dovevamo andare.
- La metro di Tashkent vale un giro anche se non dovete andare da nessuna parte.
















